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L’Aquila 1927, un futuro ricco di incognite.

A due giornate dalla fine L’Aquila si prepara ad una trasferta significativa per difendere la propria posizione in classifica e garantirsi eventuali play off in una stagione che si è rivelata veramente complicata e con rendimento alterno. L’avversario, l’Ostiamare è forte e deciso mentre dall’altro lato c’è un gruppo che arranca, che ha bisogno di ritrovare fiducia per dimostrare che quello spirito di sacrificio che a volte è emerso non è venuto meno. Non è un mistero che il clima all’interno delle mura rossoblù sia tutt’altro che sereno. Mentre il campo ha restituito una stagione avara di soddisfazioni e densa di ostacoli, la partita più delicata si sta giocando anche dietro le scrivanie in quegli uffici dove si decidono le sorti del calcio aquilano. Al centro del dibattito c’è la convivenza tra l’anima romana e quella locale della proprietà. Le frizioni interne sono emerse con forza, portando a serie  riflessioni, l’ipotesi concreta di un addio della componente capitolina non sembra così lontana dalla realtà. Il problema centrale riguarda la composizione della compagine sociale perché il verificarsi di questa separazione obbligherebbe il club a una rapidissima caccia a nuovi soci per non lasciare scoperto quel fronte vitale.Uno scenario tutt’altro che facile per mantenere vivo il progetto tecnico visto che il campo è sempre l’indicatore di un lavoro alacre dietro le quinte. Dunque bando alle incertezze, occorre dare risposte soprattutto alle dinamiche interne per dare solidità e stabilità al club. C’è una struttura sportiva da ricostruire integralmente. Dopo l’uscita di scena di Rossini, la casella del Direttore Sportivo resta il primo tassello da inserire. I sondaggi effettuati finora confermano che la società si sta muovendo su profili di spessore per la categoria: i nomi di De Angelis e Marzetti restano in cima alla lista, figure che conoscono bene le dinamiche della Serie D e del girone F.Chiunque siederà dietro la scrivania avrà come primo compito quello di individuare la guida tecnica per la prossima stagione. Il ciclo di Mauro Chianese, arrivato in un momento di estrema emergenza per traghettare la squadra verso il finale di campionato, potrebbe essere destinato a concludersi. Non è scontato che il tecnico campano farà parte del nuovo progetto tecnico.La città aspetta segnali consapevole che la priorità assoluta resta la stabilità societaria. Senza una governance chiara e una visione d’intenti unitaria, anche il miglior DS o il miglior allenatore rischierebbero di trovarsi davanti a una salita troppo ripida. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si andrà verso la  continuità o verso una rivoluzione totale che ridisegni l’assetto del club. Occorre definire il contesto in cui indirizzare il cammino della squadra, la pressione ambientale e’ forte e bisogna rispondere con immediatezza ad una piazza che aspetta un salto di qualità da sempre ambito.

Ostiamare-L’Aquila, all’ “Anco Marzio”, due squadre un match decisivo.

Nella prossima giornata di campionato ogni minuto, ogni episodio può fare la differenza. Una partita decisiva per le due compagini, L’Aquila per restare ancorata fino in fondo alla corsa play off e per dimostrare nello scatto finale quella personalità potenziale che è mancata nei momenti chiave. Dall’altro lato l’Ostiamare che forte dei risultati e della posizione in classifica  vuole confermare il suo percorso verso la promozione, consapevole di essere ad uno snodo decisivo in cui potrà sfruttare il sostegno del proprio pubblico per indirizzare il risultato di una partita cruciale. Per L’Aquila una stagione vissuta sulle montagne russe tra cambi di guida tecnica, scossoni societari e una ricerca affannosa di quell’identità mai pienamente sbocciata. Eppure a 2 giornate dal traguardo, la compagine aquilana si ritrova lì nel cuore pulsante del Girone F pronta a vestire i panni dell’inattesa protagonista, a ripetere l’ impresa non  per il primato, ormai affare riservato ad altri ma per quel ruolo di “ago della bilancia” che rende la trasferta di Domenica contro l’Ostiamare un crocevia brutale e affascinante.Gli uomini di Mauro Chianese arrivano al litorale romano consapevoli che il margine d’errore è ridotto allo zero. Bisogna provare a ritrovare ossigeno in un campionato travagliato perché replicare il risultato dell’andata significherebbe dare un segnale forte e arrivare al fine stagione con entusiasmo e con la sensazione di una credibilità da rinforzare. Di fronte i lidensi che corrono per il vertice e che non possono permettersi distrazioni tra le mura amiche dell’”Anco Marzio”.Sarà una battaglia di nervi e di tattica. Chianese che ha ereditato una situazione complessa cerca la scintilla nei suoi uomini più rappresentativi chiedendo a Di Renzo e compagni quel cinismo che troppo spesso è mancato nei momenti chiave dell’anno. Per i rossoblù non è una questione di classifica, è la necessità di dimostrare che, nonostante i venti di tempesta che hanno soffiato sul Gran Sasso d’Italia, l’orgoglio di questa maglia può ancora ridare fiducia e voce ad una squadra che  ne ha bisogno.Novanta minuti per capire se L’Aquila saprà essere predatrice o vittima sacrificale. Il destino dei playoff passa per le sabbie di Ostia in una domenica che profuma già di dentro o fuori.

Serie D, Girone F L’Ostiamare non molla il trono. L’Ancona insegue. L’Aquila, un punto amaro.


Tre giornate al termine, 270 minuti per decidere una stagione che definire infinita è quasi un eufemismo. La trentunesima tappa del Girone F scatta una fotografia nitidissima delle gerarchie attuali con il fiato corto delle battistrada e i rimpianti che iniziano a pesare come macigni, specialmente in casa rossoblù.Siamo nella fase più intensa in cui ogni match può rivelarsi determinante. Non ci sono più margini di errore perché qui si gioca la storia ed ogni sfida richiede lucidità e continuità.La capolista Ostiamare vede i fantasmi a Notaresco, trafitta dal solito graffio di Infantino che gela i laziali a fine primo tempo. Ma la forza dei nervi e della panchina emerge nella ripresa, Gueye la rimette in bolla e proprio al fotofinish, un rigore di Spinosa regala il sorpasso che vale il primato consolidato a quota 73.Non è da meno l’Ancona che replica quasi in fotocopia sul campo del Fossombrone. Sotto di un gol per la rete di Kyeremateng, i marchigiani ribaltano il tavolo in un amen. Gerbaudo e Zini firmano un uno-due letale che spedisce i biancorossi a 71 punti, pronti a sferrare l’attacco finale al trono laziale.Il vero “mezzo passo falso” porta la firma del Teramo, che non va oltre lo 0-0 contro un arcigno Termoli. Un punto che sa di poco e che allontana i biancorossi (69 punti) dalla vetta rendendo le ultime tre curve una salita ripidissima.Sugli altri campi, lo spettacolo non è mancato, Atletico Ascoli – Vigor Senigallia 2-2 in un’altalena di emozioni chiusa dalla zampata di Urso al 90’.Sora – San Marino 2-2 incredibile rimonta dei padroni di casa capaci di riprendere il doppio vantaggio ospite nei minuti di recupero.Maceratese – Recanatese 2-1, il derby sorride alla Rata che ribalta lo svantaggio iniziale grazie a Ciabuschi e Nasic.E poi c’è il capitolo L’Aquila. In terra romagnola contro una Sammaurese che chiude la fila del raggruppamento,ci si aspettava il colpo di coda, la prova d’orgoglio per dare un senso a questo finale di campionato. Invece ne è uscito un altro 0-0 incolore, povero di spunti e di mordente.La squadra di Mauro Chianese fatica a trovare la via della rete, sbattendo contro il muro romagnolo e collezionando un pareggio che aumenta solo l’amarezza per ciò che poteva essere e non è stato. La classifica ora parla chiaro, il treno per la promozione diretta è ormai un ricordo lontano e anche il posizionamento play-off necessita di un cambio di passo immediato. Senza gol e senza vittorie, il finale di stagione rischia di scivolare via tra i fischi di un pubblico che meriterebbe ben altro spirito. Bisogna rimanere incollati al campionato e non mollare la presa in una stagione altalenante e avara di soddisfazioni per chiudere con orgoglio continuando a lottare in prospettiva futura.

Pari a reti bianche tra Sammaurese e L’Aquila. Al “Macrelli” per i rossoblù non arriva la vittoria.

Un punto a testa e poche scintille. Finisce 0-0 il confronto della trentunesima giornata tra Sammaurese e L’Aquila, una gara che ha regalato più solidità difensiva che brividi sotto porta. In terra romagnola la truppa di Mauro Chianese strappa un pareggio che lascia ancora l’amaro in bocca per le potenziali occasioni non concretizzate nel primo tempo.L’avvio è di marca locale, la Sammaurese prova subito a spaventare la retroguardia rossoblù ma il muro eretto da Brunetti e Pandolfi regge senza scricchiolii, respingendo ogni tentativo di incursione. Scampato il pericolo iniziale, L’Aquila prende coraggio e al 26’ va vicinissima al vantaggio. De Grazia pennella un tiro-cross insidioso che taglia tutta l’area di rigore sfiorando lo specchio della porta prima di spegnersi sul fondo.Passa solo un minuto e gli ospiti ci riprovano con Di Renzo che svetta di testa su un cross invitante ma la deviazione della difesa di casa manda la sfera in angolo. Il forcing aquilano tocca l’apice al 37’: punizione telecomandata di Pandolfi per la testa di Sparacello, colpo a botta sicura ma il portiere Pericoli si supera con un riflesso prodigioso strozzando in gola l’urlo del gol all’attaccante rossoblù.Dopo due minuti di recupero le squadre vanno al riposo su un sostanziale equilibrio. Nella ripresa i ritmi calano vistosamente. Per vedere un sussulto bisogna attendere il 20’ quando il neoentrato Touré, servito ancora da un corner di Pandolfi, sfiora il palo con un’incornata potente.Il brivido più grande per i tifosi aquilani arriva però al 37’ del secondo tempo, la Sammaurese va a un passo dal colpaccio con Laribb, la cui conclusione si stampa contro il palo a Michielin battuto. Nel finale L’Aquila tenta il forcing ma non riesce a sfondare il muro avversario. È l’ultimo sussulto di un match che, dopo cinque minuti di extratime scivola via verso il triplice fischio finale. Un pareggio a occhiali che fotografa una gara intensa sul piano agonistico ma avara di emozioni reali nella seconda frazione di gioco. Un’annata complicata, un percorso segnato da tanti cambiamenti che hanno condizionato il rendimento della squadra che non riesce a trovare la continuità giusta per invertire la rotta dei risultati in una stagione in salita.

L’Aquila 1927, è rivoluzione totale: saltano anche i preparatori. Si prepara il terreno per il dopo-Chianese.


Non c’è pace sotto il Gran Sasso. Il clima in casa rossoblù si fa sempre più teso, specchio di una stagione che definire “insufficiente” è quasi un eufemismo per una piazza che sognava ben altri palcoscenici. Dopo il silenzio stampa calato come una scure e il pugno di ferro degli allenamenti all’alba, la società ha deciso di passare ai fatti, iniziando un’opera di epurazione tecnica che non risparmia nessuno.Nelle ultime ore, il club ha ufficializzato il benservito ad altre due figure storiche del gruppo di lavoro: sono stati esonerati il preparatore dei portieri Morgan Croce e il preparatore atletico Maurizio Miele. Un segnale inequivocabile di come la proprietà Baiocco voglia azzerare tutto, resettando un’annata nata sotto auspici ambiziosi e naufragata in una mediocrità difficile da digerire.Promozioni interne e aria di smobilitazione. La gestione dell’emergenza, per questo finale di stagione che sa tanto di agonia sportiva, guarda alle risorse interne. Dalla Juniores viene promosso Dino Galano, che avrà il compito di guidare i numeri uno rossoblù, mentre per la parte atletica ci si affida a Leonardo Grossi, in arrivo dall’Academy.Ma il vero nodo, quello che tiene col fiato sospeso i tifosi, riguarda la panchina. Nonostante il successo di misura contro la Maceratese che aveva illuso l’ambiente, il destino di Mauro Chianese appare ormai segnato. Il tecnico campano, arrivato per tentare di raddrizzare la barra in corsa, con ogni probabilità saluterà la compagnia al termine del campionato.Un futuro tutto da scrivere.L’intenzione del club è chiara: cambiare pelle, cambiare mentalità e, soprattutto, volti. La rivoluzione partita dallo staff tecnico è solo il primo atto di un restyling profondo che vedrà l’Aquila 1927 ripartire da zero in estate. Resta da capire chi avrà il coraggio e la forza di prendere in mano le redini di un progetto che quest’anno ha mostrato crepe profonde, sia sul piano fisico che su quello della tenuta mentale.In città si respira un’aria pesante, fatta di attesa e di voglia di riscatto. La stagione volge al termine tra i fischi e i dubbi, ma la società sembra voler mandare un messaggio forte: nessuno è intoccabile quando i risultati non arrivano. Il “nuovo corso” è già iniziato, ma per vedere i frutti bisognerà attendere che la tempesta di questa stagione si plachi definitivamente.

Sammaurese-L’Aquila: una prova d’orgoglio per rialzare la testa.

Il finale di stagione rappresenta un momento in cui le sfide non sono semplici partite da calendario ma veri e propri crocevia sia dal punto di vista promozione sia dal punto di vista retrocessione. In una classifica fluida e ancora aperta a qualsiasi scenario conta solo il risultato e la capacità di gestire la pressione e le energie senza margine di errore. In un campionato dove ogni episodio ed ogni dettaglio può fare la differenza, L’Aquila sceglie la linea dura. Dopo tre sconfitte consecutive occorre una reazione immediata, una risposta al difficile momento e allora arrivano gli allenamenti all’alba per recuperare motivazione e concentrazione con quell’impegno e lo spirito di sacrificio che devono contraddistinguere un gruppo. Un finale di stagione per ritrovare se stessi, L’Aquila si presenta al “Macrelli” di San Mauro Pascoli per la trentunesima giornata del Girone F in un clima che sa di bilanci anticipati e voglia di riscatto. Dopo un’annata vissuta sulle montagne russe, tra cambi di guida tecnica e ribaltoni societari, i rossoblù cercano quel guizzo, quell’acuto capace di dare un senso diverso a un percorso decisamente tribolato.Il tecnico Mauro Chianese, dopo l’esordio vincente contro la Maceratese che aveva ridato ossigeno all’ambiente sa bene che la trasferta in terra romagnola nasconde le insidie tipiche di chi non ha più nulla da perdere. La Sammaurese cliente sempre ostico tra le mura amiche, deve rappresentare una svolta per riportare i rossoblù sui binari della determinazione e della credibilità.In campo ci si affida ai punti fermi di questa gestione: Claudio Sparacello, l’uomo della provvidenza nelle ultime uscite, sarà chiamato ancora una volta a trascinare l’attacco, supportato dall’estro di De Grazia. In mezzo al campo, la diga composta da Mantini e Konate dovrà fare gli straordinari per arginare le ripartenze dei padroni di casa, mentre dietro la coppia Tomas-Brunetti cercherà di blindare la porta difesa da Zandri.Non è solo una questione di classifica che vede ormai la lotta al vertice ristretta al trio Ostiamare, Teramo e Ancona, ma una questione di maglia.Si gioca per l’onore, per i tifosi che nonostante tutto non hanno mai smesso di macinare chilometri e per chiudere con dignità un capitolo complesso mettendo le basi per quello che sarà il futuro. Novanta minuti per dimostrare che nonostante le tempeste, il cuore rossoblù batte ancora forte.In una stagione avara di soddisfazioni serve un cambio di mentalità per ritrovare fiducia ed esprimere il proprio potenziale. Un cambio di rotta necessario per riaccendere cuore orgoglio e speranza in prospettiva futura.

Serie D, Girone F: L’Ostiamare vola in vetta. Il Teramo espugna il Conero, notte fonda per L’Aquila.

La trentesima giornata del girone F di serie D emette verdetti pesantissimi che ridisegnano completamente la geografia del vertice, regalando una nuova regina e confermando che questo campionato è un thriller destinato a risolversi solo all’ultimo respiro.

Ostiamare, prova di forza. Chieti al tappeto

La nuova capolista parla laziale. L’Ostiamare si prende il trono con una prestazione autoritaria, travolgendo un Chieti apparso troppo fragile per contenere le ambizioni della squadra di Ostia. Apre Cardella dopo appena dieci minuti, poi nella ripresa l’uragano si abbatte sui neroverdi: Marrali e Gueye chiudono la pratica in un amen. Settanta punti in cascina e primato solitario: l’Ostiamare manda un messaggio chiaro a tutta la concorrenza.

Impresa Teramo: il “Diavolo” gela Ancona

Il big match del Conero premia il coraggio e la cinica bellezza del Teramo. In uno scontro diretto che sapeva di spareggio, i biancorossi hanno mostrato i muscoli. Njambè ha rotto l’equilibrio a freddo, poi Carapani ha calato l’asso con una rete d’autore poco prima dell’intervallo. Ma la copertina è anche per Torreggiani: il numero uno biancorosso ha neutralizzato un calcio di rigore nella ripresa, spegnendo ogni velleità di rimonta dorica e blindando un successo che tiene il “Diavolo” in scia per il salto di categoria.

L’Aquila, è crisi vera: il derby è del Notaresco

Cala il silenzio, invece, al “Gran Sasso d’Italia”. Per L’Aquila 1927 è un momento di profonda riflessione dopo lo 0-2 subito per mano di un Notaresco cinico e organizzato. La mossa vincente di Vagnoni porta il nome di Di Sabatino, che entra e spacca il match al 42’. Nel finale, il più classico dei gol dell’ex: Saveriano Infantino firma il raddoppio e chiude i conti. Per i rossoblù continua il periodo di appannamento, con una classifica che ora vede proprio il Notaresco farsi minaccioso alle spalle, distante appena una lunghezza dalla zona playoff.

Gli altri campi: Mazzarani decide per l’Ascoli, pari show a Castelfidardo.

Nelle altre sfide di giornata, l’Atletico Ascoli strappa tre punti d’oro contro il Sora grazie a un guizzo di Mazzarani in apertura di secondo tempo. Spettacolo e gol, invece, tra Castelfidardo e Maceratese: un 2-2 vibrante caratterizzato dalla doppietta di Gallo per i padroni di casa, ripresi dalle reti di Buschi e Ciattaglia.Il campionato entra ora nel suo ultimo chilometro: la volata verso la C è più infuocata che mai.

L’Aquila 1927 contro il Notaresco, ritrovare equilibrio e fiducia tra le mura amiche.

La Serie D torna in campo con gli anticipi di Giovedì in una fase determinante per il finale di stagione. Obiettivi diversi ma un solo filo conduttore, dare risposte importanti in un momento in cui la pressione diventa forte e ogni punto può fare la differenza. Ogni giornata si trasforma in un’occasione per la corsa al vertice che resta apertissima, nessuno può permettersi passi falsi e bisogna farsi trovare pronti per portare a casa il risultato e fare la differenza. A L’Aquila arriva il Notaresco che rappresenta un avversario ostico in un momento in cui c’è la necessità di interpretare al meglio il match. È importante analizzare quanto accaduto e cercare le soluzioni per ritrovare determinazione e precisione puntando sullo spirito di gruppo e la capacità di reazione. Il tempo stringe, le partite diminuiscono ma non bisogna perdere la lucidità, occorre provarci fino in fondo facendo affidamento anche sul fattore campo per cambiare un copione amaro e riprendersi la zona playoff. Il cammino continua e bisogna competere fino all’ultima giornata per confermare il valore del gruppo e guardare al futuro con maggior fiducia. Se è vero che i campionati si vincono a maggio, è altrettanto vero che le grandi stagioni si programmano a marzo nel silenzio degli uffici e lontano dai riflettori della domenica. Mentre il Girone F di Serie D entra nella sua fase più incandescente, con i punti che iniziano a pesare come macigni in casa rossoblù il termometro dell’ambizione deve fare da sfondo al proprio percorso. Per il futuro l’obiettivo è tornare grandi e per farlo la dirigenza starebbe già  facendo le opportune valutazioni.Al momento siamo nel campo delle grandi manovre sottotraccia. C’è una stagione 2025/2026 da onorare e concludere nel migliore dei modi sotto la guida di Mauro Chianese, arrivato per dare stabilità e concretezza a un’annata vissuta sulle montagne russe. Il rispetto per il lavoro dell’attuale staff tecnico e di una rosa che sta dando tutto sul campo rimane la priorità assoluta della società.Tuttavia il calcio non aspetta, L’Aquila dovrà presentarsi ai nastri di partenza del prossimo torneo con un vestito di gala e una dichiarazione d’intenti chiarissima, ma per il momento questa è un’altra storia.

L’Aquila non trova la vittoria scaccia crisi. Nuovo ko a Fossombrone.

La 29esima giornata di Serie D Girone F regala conferme importanti e verdetti pesanti, un campionato dove ogni dettaglio fa la differenza. Per i rossoblù una nuova e pesante battuta d’arresto in casa del Fossombrone. L’Aquila di Mauro Chianese torna dalla trasferta marchigiana con zero punti e tanti rimpianti, punita da un episodio sfortunato e da un’imprecisione sotto porta che a questi livelli si paga a caro prezzo. Al “Bonci” finisce 1-0 per i locali in una gara decisa dai dettagli e da quel pizzico di cinismo che ai rossoblù è mancato.L’avvio è di quelli che potrebbero cambiare la storia del match. Pronti via e L’Aquila ha l’occasione d’oro, calcio di rigore concesso per un intervento falloso in area metaurense. Sul dischetto si presenta Di Renzo ma la conclusione è intercettata da un superbo Bianchini. Il portiere di casa si supera ancora un istante dopo opponendosi con un riflesso felino al tap-in di testa a botta sicura di Mantini. Un doppio miracolo che gela l’entusiasmo aquilano.Il Fossombrone risponde al 13′ con Casolla, la cui conclusione sibila verso la porta difesa da Zandri ma trova la deviazione provvidenziale di Tavcar in angolo. Poi la gara scivola via su binari di estremo equilibrio, difese bloccate, centrocampi intasati e poche luci in un primo tempo che si chiude senza ulteriori scossoni.Nella seconda frazione i rossoblù provano a alzare il baricentro ma faticano a costruire azioni concrete. Al 52′ l’occasione capita sui piedi di Sparacello, sponda aerea millimetrica di Tavcar ma la girata del bomber dal limite dell’area piccola termina alta sopra la traversa. È il segnale che non è giornata.Al minuto 63 arriva la doccia fredda. Cross radente dalla destra di Di Paoli, la traiettoria è velenosa e trova la sfortunata deviazione di Tavcar che infila la propria porta nel tentativo di anticipare l’avversario. Uno svantaggio pesante arrivato nel momento di pressione degli abruzzesi.Nonostante i cambi e i tentativi di reazione, la squadra di Chianese non riesce a scardinare il muro marchigiano in una ripresa avara di emozioni e colpi di scena. Il triplice fischio sancisce una sconfitta amara che costringe L’Aquila a riflettere su una lucidità offensiva venuta meno nei momenti chiave.