Keep calm and trust!

Ultimi 90 minuti nel girone F di Serie D in un campionato che non è certo stato avaro di sorprese e colpi di scena. Cala il sipario su possibili sconvolgimenti al vertice, l’Ostiamare si conferma la regina del torneo e brinda il primo posto con la vittoria contro il Termoli e grazie al pari del “Gran Sasso” con L’Aquila che non ha fatto sconti né concessioni, all’Ancona non resta che consolarsi con i play off. Per i rossoblù ulitmo match in terra molisana per scrivere la parola fine ad un campionato difficile e tormentato. Al “Gino Cannarsa” contro il Termoli, L’Aquila 1927 affronta la trentaquattresima giornata con lo scopo di agganciare il treno playoff.È un’Aquila che arriva a questo traguardo ferita nell’orgoglio e con la consapevolezza di una stagione tribolata, segnata da troppi scossoni, avvicendamenti tecnici e un’identità che ha faticato a cristallizzarsi nonostante i guizzi individuali e la forza di un gruppo che ha cercato di trovare la quadra in un contesto difficile e intricato.Il campo di Termoli storicamente ostico e battagliero, farà da cornice a una sfida che per la graduatoria conta ormai poco ma che per la maglia pesa come sempre. Ci si aspetta una prova d’orgoglio da parte dei vari Sparacello e De Grazia chiamati a onorare i colori della città nell’ultimo sforzo stagionale. La tifoseria che non ha mai fatto mancare il proprio calore nonostante le amarezze osserva con l’occhio già rivolto a ciò che accadrà da dopo la sfida.Perché se è vero che a Termoli si gioca l’ultima curva, è dietro l’angolo che si deciderà il futuro del club. Fischio d’inizio per chiudere dunque una stagione ormai conclusa in attesa che cali il silenzio del campo e si alzi il volume della programmazione.

Un pareggio a reti bianche che sa di verdetto definitivo. Al “Gran Sasso-Italo Acconcia” L’Aquila e Ancona si dividono la posta in palio in un match contratto, spigoloso e avaro di vere fiammate, lasciando di fatto il via libera all’Ostiamare che può festeggiare il traguardo promozione. Una sfida tra due grandi deluse che nonostante l’impegno profuso, non sono riuscite a graffiare in una 33esima giornata dominata più dalla tensione che dallo spettacolo.L’avvio è di marca dorica. All’8′ l’episodio che fa discutere, Rovinelli va giù in area dopo un contatto con Tavcar, l’Ancona reclama a gran voce il penalty ma il direttore di gara lascia correre tra le proteste degli ospiti. L’Aquila prova a scuotersi e al 16′ trova anche la via della rete con Carella ma l’urlo del pubblico rossoblù viene strozzato in gola dalla segnalazione dell’assistente, fuorigioco e gol annullato.Il finale di frazione regala i brividi maggiori. Al 45′ Pandolfi scarica una conclusione potente che trova la deviazione provvidenziale di Salvati in angolo. Qualche istante dopo è ancora l’Ancona a rendersi pericolosa con un colpo di testa di Rovinelli che sibila sopra la traversa. Dopo tre minuti di recupero le squadre vanno al riposo su un equilibrio sostanziale e pochi sussulti.Nella ripresa il copione non cambia. I ritmi restano compassati e le occasioni non trovano spazi concreti. Bisogna attendere lo scoccare del 45′ per l’azione più nitida, Sparacello si ritrova la palla buona in posizione favorevole ma la mira è imprecisa e la sfera decolla sopra i legni. Sul ribaltamento di fronte l’Ancona risponde con Babbi ma la sua conclusione finisce larga senza inquadrare lo specchio difeso da Michielin.Dopo cinque minuti di extra-time, il triplice fischio sancisce uno 0-0 specchio fedele di una partita povera di emozioni che scrive la parola fine sulle ambizioni di rimonta doriche e lancia ufficialmente i titoli di coda sul campionato. Per L’Aquila resta il rammarico di non aver chiuso in bellezza davanti ai propri tifosi una stagione vissuta costantemente sulle montagne russe.

Test difficile per l’Ancona nel penultimo turno di campionato, snodo cruciale nel rush finale per strappare il pass per una possibile promozione o per accedere ai play off. Domenica pomeriggio ore 15:00 al “Gran Sasso d’Italia” l’aria si farà pesante, densa di quella tensione che solo il calcio di Serie D, quando incrocia i destini di piazze storiche sa regalare. Non è una partita come le altre, non può esserlo. Da una parte l’Ancona, che scende in Abruzzo con l’obbligo categorico del “2” fisso in schedina, vincere per non ammainare bandiera bianca sperando che da Ostia non arrivino notizie ferali dal match tra i locali e il Termoli.Dall’altra c’è un’Aquila ferita, reduce da un periodo di appannamento che ha spento gli entusiasmi della prima ora ma che ha il dovere morale di onorare la maglia davanti al proprio pubblico. Mauro Chianese si trova a gestire una vera e propria emergenza difensiva: un puzzle complicatissimo dove mancano i pezzi da novanta. Senza lo squalificato Tomas e l’infortunato Brunetti, il fortino rossoblù dovrà essere reinventato da zero.Il tecnico campano si trova ora davanti a un bivio tattico. Tra i pali nessuna sorpresa, ci sarà ancora Michielin. Il pacchetto arretrato, invece, è un rebus. Sugli esterni spingono i giovani Pomposo e Trifelli mentre al centro l’unica certezza si chiama Tavcar. Al suo fianco è ballottaggio serrato, Astemio sembra in vantaggio sull’esperienza di Bellardinelli ma occhio alla carta verde rappresentata dal giovane Di Cesare.La buona notizia per il popolo rossoblù arriva dal cuore del campo. Torna Mantini, per dare equilibrio a un reparto che vedrà agire anche la sostanza di Pandolfi e il dinamismo di Carella.Davanti pero è dove si accendono i riflettori. Il ritorno di Claudio Sparacello, l’uomo della provvidenza nell’esordio di Chianese garantisce quel peso specifico che era mancato. Al suo fianco agirà Di Renzo mentre per l’ultima maglia del tridente è un “triello” avvincente: la fisicità di Touré, la qualità pura di De Grazia o l’inserimento di una punta più mobile.
La Probabile Formazione
L’AQUILA (4-3-3): Michielin; Pomposo, Astemio (Bellardinelli), Tavcar, Trifelli; Pandolfi, Mantini, Carella; Touré (De Grazia), Sparacello, Di Renzo.
Sarà una battaglia di nervi e di cuore. L’Ancona cerca il miracolo, L’Aquila cerca se stessa. E il “Gran Sasso” silenzioso testimone di mille battaglie è pronto a emettere la sua sentenza. Comunque vada sarà una domenica di fuoco.

Con il campionato che si avvicina al termine la lotta per il trono è sempre più serrata fino all’ultimo minuto. Le protagoniste Ostiamare, Ancona e Teramo rispondono conquistando vittorie pesanti, mantenendo stabili le posizioni e continuando ad offrire emozioni e spettacolo. Ogni punto pesa nel momento decisivo e nessuno ha intenzione di mollare un centimetro. Dal canto suo L’Aquila sta vivendo un finale di stagione complicato con un rendimento altalenante e si prepara ad affrontare le ultime giornate per cercare di mantenere l’obiettivo playoff ma con lo sguardo proiettato verso il futuro già prossimo. Corre l’obbligo di guardare lontano con decisione, puntare su competenza e qualità. La compagine abruzzese non può più aspettare. Non può e non deve accontentarsi di navigare a vista in un campionato che, per blasone e passione della piazza, le appartiene solo come punto di transito. Il futuro è adesso e la sensazione è che per costruire una corazzata capace di ammazzare il torneo, non servano rivoluzioni totali o voli pindarici ma poche pesantissime certezze da cui scoccare la freccia del primato.Il primo tassello imprescindibile è la stabilità societaria. In un calcio di provincia che troppo spesso mastica sogni e sputa fallimenti, avere una proprietà solida è il vero top player. Serve una dirigenza che programmi a fari accesi, capace di blindare l’entusiasmo di un pubblico che non ha mai smesso di ruggire. Ma la società ha bisogno di un braccio operativo, un Direttore Sportivo di categoria, un uomo dalla solida esperienza sul campo che possa garantire una programmazione sportiva per quel salto di qualità atteso da tutti. E poi c’è il campo. Perché se è vero che le squadre si fanno negli uffici, è sul rettangolo verde che si vince. Ripartire da uno scheletro già collaudato potrebbe essere la mossa più intelligente per non disperdere il patrimonio tecnico acquisito.Per il futuro alcuni nomi sono già una conferma. Alessandro Brunetti, un difensore che garantisce leadership e senso della posizione. Da lui deve ripartire la fase arretrata, un porto sicuro per i compagni. Giorgio Mantini, Il fulcro del centrocampo. Quantità, qualità e quel senso di appartenenza che in una piazza come L’Aquila fa sempre la differenza. È l’uomo che dà equilibrio, quello che “pulisce” i palloni sporchi. E in attacco Luca Di Renzo e Claudio Sparacello, Il tandem che può garantire la via del gol. Trovare una coppia che combini fisicità, tecnica e fiuto della rete e’ merce rara. Sparacello, reduce da segnature pesantissime e Di Renzo rappresentano l’usato garantito in grado di spostare gli equilibri. Senza guardarsi troppo indietro, con la forza di chi sa di avere tra le mani i pezzi di un puzzle quasi completo. Ora serve qualche colpo di pennello per trasformare la squadra in una macchina da guerra. Il capoluogo chiama, il campo deve rispondere. Pianificare in anticipo una stagione sportiva significa fissare obiettivi ambiziosi ma anche realistici e archiviare ormai l’ annata precedente per costruire uno staff ed una rosa vincenti.

Per la serie D Girone F siamo arrivati a quella fase di campionato che emetterà verdetti duri ed inevitabili, dove ogni minuto pesa, ogni pallone scotta e si può scrivere la storia. Non c’è più margine di distrazione per chi vuole conquistare la vetta e prendersi la scena. Adesso solo emozioni forti e nervi saldi per conquistare il trono. Per L’Aquila un’altra giornata calda di altissima intensità contro un’Ancona protagonista che vuole strappare il pass per la serie C, in una gara per cuori forti in un match che può essere decisivo.Non è mai una partita come le altre, non può esserlo. Quando il rossoblù incrocia il biancorosso, la storia del calcio adriatico e appenninico riemerge prepotente dai polverosi cassetti della memoria. La trentatreesima giornata del Girone F mette di fronte L’Aquila 1927 e l’Ancona in un match che, se per la classifica aquilana conta ormai solo per il blasone, per i dorici rappresenta un crocevia vitale nella rincorsa alla vetta.Siamo ai titoli di coda di una stagione complicata, in cui il sogno playoff pare sfumato lasciando spazio a un retrogusto amaro. Ma il pubblico del “Gran Sasso-Acconcia” non accetta sconti, si gioca per la maglia, si gioca per l’onore. Mauro Chianese lo sa bene e chiederà ai suoi ragazzi una prova di nervi e cuore. I riflettori sono puntati su Luca Di Renzo chiamato a cercare di scardinare una delle difese più solide del raggruppamento.Dall’altra parte arriva un’Ancona ferocemente lanciata nella volata promozione con Teramo e Ostiamare. I dorici scenderanno sul sintetico aquilano con il coltello tra i denti consapevoli che ogni passo falso a questo punto del campionato può costare il salto di categoria.L’Aquila dovrebbe ripartire dal consueto assetto tattico: Michielin tra i pali, una linea difensiva guidata da Tomas e forse Tavcar mentre a metà campo le chiavi del gioco saranno affidate al dinamismo di Pandolfi e De Grazia, quest’ultimo sempre pronto a inventare la giocata per le punte. Sarà fondamentale la spinta sugli esterni di Cioffredi e Trifelli per cercare di allargare le maglie di un’Ancona che concede pochissimo.Non ci sono in palio i tre punti per la post-season, è vero. Ma c’è in palio la voglia di dimostrare che questa squadra nonostante i troppi punti lasciati per strada può guardare negli occhi le grandi del torneo. Sarà battaglia vera, sarà calcio d’altri tempi. Perché il prestigio in certi momenti vale quanto un trofeo.

Il rush finale della Serie D Girone F vede protagoniste i lidensi e l’Ancona che riescono a vincere scontri fondamentali in quelle che ormai sono le ultime gare del campionato per decretare la regina del raggruppamento. L’Ostiamare arriva al match in un momento in cui ogni punto è determinante e con la pressione di chi non può permettersi passi falsi. Per i rossoblù un periodo nero trova nella giornata odierna la capolista Ostia in uno stadio che ha fatto registrare il tutto esaurito per dare supporto ai locali in una sfida decisiva per mantenersi al primo posto. L’undici di mister D’Antoni passa in vantaggio al 23esimo del primo tempo mettendo la sfera alle spalle di Michielin con Spinosa che sigla l’1-0 prendendosi l’applauso del pubblico. I padroni di casa spingono per mantenere il vertice del girone cercando di affondare il colpo. Nel corso della ripresa L’Aquila reagisce riuscendo a trovare il pareggio al 60esimo con il gol di Carella. L’Ostiamare subisce la scossa ma recupera lucidità e al 75esimo si riporta sul 2-1 grazie ad una prodezza di Cardella. Il match termina a favore dei padroni di casa. In uno stadio rovente e con evidenti difficoltà gli ospiti subiscono l’ennesima sconfitta che lascia l’amaro in bocca soprattutto per l’andamento della stagione e perché vedono sfumare l’obiettivo playoff. Ora ci si può solo leccare le ferite e cercare di pensare a programmare una stagione diversa per recitare finalmente un ruolo da protagonista.

A due giornate dalla fine L’Aquila si prepara ad una trasferta significativa per difendere la propria posizione in classifica e garantirsi eventuali play off in una stagione che si è rivelata veramente complicata e con rendimento alterno. L’avversario, l’Ostiamare è forte e deciso mentre dall’altro lato c’è un gruppo che arranca, che ha bisogno di ritrovare fiducia per dimostrare che quello spirito di sacrificio che a volte è emerso non è venuto meno. Non è un mistero che il clima all’interno delle mura rossoblù sia tutt’altro che sereno. Mentre il campo ha restituito una stagione avara di soddisfazioni e densa di ostacoli, la partita più delicata si sta giocando anche dietro le scrivanie in quegli uffici dove si decidono le sorti del calcio aquilano. Al centro del dibattito c’è la convivenza tra l’anima romana e quella locale della proprietà. Le frizioni interne sono emerse con forza, portando a serie riflessioni, l’ipotesi concreta di un addio della componente capitolina non sembra così lontana dalla realtà. Il problema centrale riguarda la composizione della compagine sociale perché il verificarsi di questa separazione obbligherebbe il club a una rapidissima caccia a nuovi soci per non lasciare scoperto quel fronte vitale.Uno scenario tutt’altro che facile per mantenere vivo il progetto tecnico visto che il campo è sempre l’indicatore di un lavoro alacre dietro le quinte. Dunque bando alle incertezze, occorre dare risposte soprattutto alle dinamiche interne per dare solidità e stabilità al club. C’è una struttura sportiva da ricostruire integralmente. Dopo l’uscita di scena di Rossini, la casella del Direttore Sportivo resta il primo tassello da inserire. I sondaggi effettuati finora confermano che la società si sta muovendo su profili di spessore per la categoria: i nomi di De Angelis e Marzetti restano in cima alla lista, figure che conoscono bene le dinamiche della Serie D e del girone F.Chiunque siederà dietro la scrivania avrà come primo compito quello di individuare la guida tecnica per la prossima stagione. Il ciclo di Mauro Chianese, arrivato in un momento di estrema emergenza per traghettare la squadra verso il finale di campionato, potrebbe essere destinato a concludersi. Non è scontato che il tecnico campano farà parte del nuovo progetto tecnico.La città aspetta segnali consapevole che la priorità assoluta resta la stabilità societaria. Senza una governance chiara e una visione d’intenti unitaria, anche il miglior DS o il miglior allenatore rischierebbero di trovarsi davanti a una salita troppo ripida. Le prossime settimane saranno decisive per capire se si andrà verso la continuità o verso una rivoluzione totale che ridisegni l’assetto del club. Occorre definire il contesto in cui indirizzare il cammino della squadra, la pressione ambientale e’ forte e bisogna rispondere con immediatezza ad una piazza che aspetta un salto di qualità da sempre ambito.

Nella prossima giornata di campionato ogni minuto, ogni episodio può fare la differenza. Una partita decisiva per le due compagini, L’Aquila per restare ancorata fino in fondo alla corsa play off e per dimostrare nello scatto finale quella personalità potenziale che è mancata nei momenti chiave. Dall’altro lato l’Ostiamare che forte dei risultati e della posizione in classifica vuole confermare il suo percorso verso la promozione, consapevole di essere ad uno snodo decisivo in cui potrà sfruttare il sostegno del proprio pubblico per indirizzare il risultato di una partita cruciale. Per L’Aquila una stagione vissuta sulle montagne russe tra cambi di guida tecnica, scossoni societari e una ricerca affannosa di quell’identità mai pienamente sbocciata. Eppure a 2 giornate dal traguardo, la compagine aquilana si ritrova lì nel cuore pulsante del Girone F pronta a vestire i panni dell’inattesa protagonista, a ripetere l’ impresa non per il primato, ormai affare riservato ad altri ma per quel ruolo di “ago della bilancia” che rende la trasferta di Domenica contro l’Ostiamare un crocevia brutale e affascinante.Gli uomini di Mauro Chianese arrivano al litorale romano consapevoli che il margine d’errore è ridotto allo zero. Bisogna provare a ritrovare ossigeno in un campionato travagliato perché replicare il risultato dell’andata significherebbe dare un segnale forte e arrivare al fine stagione con entusiasmo e con la sensazione di una credibilità da rinforzare. Di fronte i lidensi che corrono per il vertice e che non possono permettersi distrazioni tra le mura amiche dell’”Anco Marzio”.Sarà una battaglia di nervi e di tattica. Chianese che ha ereditato una situazione complessa cerca la scintilla nei suoi uomini più rappresentativi chiedendo a Di Renzo e compagni quel cinismo che troppo spesso è mancato nei momenti chiave dell’anno. Per i rossoblù non è una questione di classifica, è la necessità di dimostrare che, nonostante i venti di tempesta che hanno soffiato sul Gran Sasso d’Italia, l’orgoglio di questa maglia può ancora ridare fiducia e voce ad una squadra che ne ha bisogno.Novanta minuti per capire se L’Aquila saprà essere predatrice o vittima sacrificale. Il destino dei playoff passa per le sabbie di Ostia in una domenica che profuma già di dentro o fuori.

Tre giornate al termine, 270 minuti per decidere una stagione che definire infinita è quasi un eufemismo. La trentunesima tappa del Girone F scatta una fotografia nitidissima delle gerarchie attuali con il fiato corto delle battistrada e i rimpianti che iniziano a pesare come macigni, specialmente in casa rossoblù.Siamo nella fase più intensa in cui ogni match può rivelarsi determinante. Non ci sono più margini di errore perché qui si gioca la storia ed ogni sfida richiede lucidità e continuità.La capolista Ostiamare vede i fantasmi a Notaresco, trafitta dal solito graffio di Infantino che gela i laziali a fine primo tempo. Ma la forza dei nervi e della panchina emerge nella ripresa, Gueye la rimette in bolla e proprio al fotofinish, un rigore di Spinosa regala il sorpasso che vale il primato consolidato a quota 73.Non è da meno l’Ancona che replica quasi in fotocopia sul campo del Fossombrone. Sotto di un gol per la rete di Kyeremateng, i marchigiani ribaltano il tavolo in un amen. Gerbaudo e Zini firmano un uno-due letale che spedisce i biancorossi a 71 punti, pronti a sferrare l’attacco finale al trono laziale.Il vero “mezzo passo falso” porta la firma del Teramo, che non va oltre lo 0-0 contro un arcigno Termoli. Un punto che sa di poco e che allontana i biancorossi (69 punti) dalla vetta rendendo le ultime tre curve una salita ripidissima.Sugli altri campi, lo spettacolo non è mancato, Atletico Ascoli – Vigor Senigallia 2-2 in un’altalena di emozioni chiusa dalla zampata di Urso al 90’.Sora – San Marino 2-2 incredibile rimonta dei padroni di casa capaci di riprendere il doppio vantaggio ospite nei minuti di recupero.Maceratese – Recanatese 2-1, il derby sorride alla Rata che ribalta lo svantaggio iniziale grazie a Ciabuschi e Nasic.E poi c’è il capitolo L’Aquila. In terra romagnola contro una Sammaurese che chiude la fila del raggruppamento,ci si aspettava il colpo di coda, la prova d’orgoglio per dare un senso a questo finale di campionato. Invece ne è uscito un altro 0-0 incolore, povero di spunti e di mordente.La squadra di Mauro Chianese fatica a trovare la via della rete, sbattendo contro il muro romagnolo e collezionando un pareggio che aumenta solo l’amarezza per ciò che poteva essere e non è stato. La classifica ora parla chiaro, il treno per la promozione diretta è ormai un ricordo lontano e anche il posizionamento play-off necessita di un cambio di passo immediato. Senza gol e senza vittorie, il finale di stagione rischia di scivolare via tra i fischi di un pubblico che meriterebbe ben altro spirito. Bisogna rimanere incollati al campionato e non mollare la presa in una stagione altalenante e avara di soddisfazioni per chiudere con orgoglio continuando a lottare in prospettiva futura.