L’Aquila 1927 ore frenetiche, non solo il DS . La priorità è ridisegnare la mappa societaria.
Keep calm and trust!

Il campionato appena concluso lascia a L’Aquila Calcio un’eredità semplice e pesante: la necessità di progettare il futuro del club intervenendo in due aree fondamentali, societaria e sportiva. La clessidra corre veloce. Per indirizzare da subito il percorso in modo solido e costruttivo occorre scegliere il nuovo direttore sportivo con una precisa idea di ricostruzione competitiva, un profilo esperto capace di gestire la squadra e di dare un viatico chiaro alla prossima stagione.Dopo giorni di riflessioni profonde e una lista di candidati che si era allungata fino a contare cinque profili di spessore, il cerchio sembra essersi ristretto. Nelle ultime ore la dirigenza rossoblù avrebbe virato, salvo colpi di scena imprevisti con decisione su una rosa di tre nomi: Alfio Pelliccioni, Stefano Giammarioli e Carlo Mammarella.Uno di loro forse sarà chiamato a raccogliere l’eredità dirigenziale e soprattutto a dare il via immediato alla programmazione per la prossima stagione. Il primo tassello del mosaico, inevitabilmente, riguarderà la guida tecnica: sciogliere il nodo del Direttore Sportivo è la conditio sine qua non per ufficializzare la scelta dell’allenatore e definire l’intelaiatura della rosa.L’obiettivo è chiaro: non perdere ulteriore tempo prezioso. Sebbene una parte del gruppo attuale potrebbe essere destinata alla riconferma, la nuova figura dirigenziale dovrà intervenire chirurgicamente per puntellare l’organico e creare una rosa competitiva. La differenza la fanno la tempestività delle scelte, la coerenza tecnica e la qualità del lavoro pre-season.La piazza aspetta con il fiato sospeso: il fumo bianco dal Gran Sasso d’Italia è atteso a stretto giro di posta. Quello che conterà veramente non sono i proclami ma costruire una continuità e una coerenza del progetto per restituire alla piazza la sensazione che la squadra c’è e che l’ambizione è sempre viva.

C’è quella notizia che non ti aspetti nel bel mezzo di un pomeriggio primaverile o forse per chi sa leggere tra le righe delle dinamiche societarie, un finale che era già nell’aria da qualche tempo. Con un comunicato ufficiale, L’Aquila 1927 rende noto che la Baiocco Holding ha formalizzato la propria uscita dalla compagine societaria mediante la cessione delle quote. Siamo alla fine dell’era Baiocco Holding dopo 16 mesi esatti. Tanto è durata l’avventura di Stefano Baiocco all’interno del sodalizio rossoblù. Era il 30 dicembre 2024 quando l’ingresso della holding sembrava poter tracciare un solco netto tra il passato e un futuro di investimenti strutturati. Oggi quel 49% di quote torna ufficialmente alla base, L’Aquila 1927 srl si riprende il 100% del club. Si chiude un capitolo che aveva portato a divergenze e malumori.Cosa significa questo per il popolo del “Gran Sasso”? Significa innanzitutto un ritorno alle origini, a quella gestione che fa del senso di appartenenza il suo fulcro vitale. Ma significa anche che si apre una fase di transizione delicatissima. L’Assemblea dei soci dovrà ora rimettere mano all’organigramma e nominare un nuovo Consiglio di Amministrazione.Mentre i tifosi si interrogano sulle prossime mosse e sulla solidità di un progetto che torna interamente nelle mani della componente locale e dei tifosi, restano i fatti: l’uscita di Baiocco segna un punto di rottura netto. Le prossime giornate saranno decisive per capire chi prenderà il timone e soprattutto con quali risorse si affronterà il futuro. Per ora il dado è tratto: L’Aquila 1927 torna a detenere il 100% della società. A breve verrà convocata l’Assemblea dei soci per nominare il nuovo consiglio d’amministrazione.

Il finale di stagione ha regalato emozioni forti e verdetti pesanti che già disegnano il possibile scenario per il futuro. Inizia a delinearsi il girone della prossima annata anche se le settimane seguenti saranno decisive per comprendere assetti, ripescaggi e composizione del raggruppamento. L’Aquila Calcio ha concluso una stagione altalenante piena di imprevisti e ribaltoni tecnici, a seguito del mancato raggiungimento dei vertici e dei playoff, si prepara ad un’estate intensa e piena di cambiamenti. Sono ore di febbrile attesa e telefoni bollenti in casa rossoblù. La società è al lavoro senza sosta per definire l’organigramma del futuro, con l’obiettivo di dare vita ad un progetto solido per arrivare all’inizio del prossimo campionato con una situazione societaria e tecnica chiara e delineata. Il primo passo è sicuramente quello di consegnare le chiavi del progetto tecnico a una figura di spessore. L’imperativo è chiaro: unire sotto un’unica regia la direzione sportiva e quella generale, per costruire in totale sintonia con la guida tecnica, una corazzata capace di dare l’assalto definitivo alla serie C.Se il profilo di Fabio Lupo resta in cima alla lista per carisma ed esperienza ai massimi livelli, nelle ultime ore il ventaglio dei candidati si è arricchito di nomi pesanti, profili che conoscono alla perfezione le dinamiche della vittoria.In pole position resta viva la pista che porta ad Alfio Pelliccioni, uomo di calcio che non ha bisogno di presentazioni e che vanta un curriculum fatto di promozioni e gestione oculata. Ma attenzione ai movimenti che guardano con interesse a Stefano De Angelis, reduce da annate intense e con il piglio giusto per piazze esigenti. Sul tavolo della dirigenza aquilana ci sono però anche le candidature di Paolo Giovannini, uno dei “top player” della categoria per capacità di scouting e programmazione, e Stefano Giammarioli, altro profilo di alto lignaggio che ha legato il suo nome a successi importanti nel calcio professionistico.La sensazione è che il tempo delle riflessioni stia per scadere. La piazza mormora, aspetta un segnale forte, un nome che faccia da garanzia per un campionato di vertice. Nelle prossime ore sono attese novità sostanziali, il futuro dell’Aquila 1927 inizia a prendere forma. L’ambiente rossoblù si prepara a trasformazioni profonde per impostare una pianificazione rigorosa che non lasci margine di errori.

Claudio Sparacello non è un nome qualunque ma un calciatore che ha alle spalle stagioni importanti una carriera trascorsa in piazze diverse e un rapporto consolidato con il gol. Nel corso della stagione ha confermato la sua capacità di prendersi la scena chiudendo l’annata in cima alla classifica dei cannonieri. In un campionato in cui i rossoblù si sono allontanati dalla vetta ma il bomber non ha ceduto lo scettro e racconta un girone da dominatore assoluto dal punto di vista realizzativo davanti a colleghi di altre squadre capaci di produrre risultati più proficui.Protagonista comunque in una stagione complicata, in un’annata non riuscita in cui il destino, a volte, sa essere un drammaturgo crudele, capace di mettere in scena una sinfonia perfetta eseguita però da un solista in mezzo al silenzio. Claudio Sparacello ha chiuso il girone F di Serie D con un bottino che in qualsiasi altra annata, avrebbe significato gloria eterna e piazze imbandierate: 18 gol. Diciotto firme d’autore, diciotto momenti in cui il “Gran Sasso d’Italia” ha tremato sotto i colpi di un centravanti che ha interpretato il ruolo con la ferocia del gladiatore e la precisione del chirurgo.Ma i numeri, gelidi e spietati, ci raccontano una realtà diversa. Quei 18 centri restano una splendida isola in un percorso che non ha saputo trovare la rotta per la vittoria finale. È l’amaro paradosso di un’Aquila che ha trovato nel suo numero 9 il terminale d’eccellenza ma che ha visto sgretolarsi certezze e continuità.Sparacello ha segnato in ogni modo: di rapina, di testa svettando su difensori giganti, con conclusioni chirurgiche che hanno lasciato di stucco i portieri del Girone F. L’ultimo sigillo, quello contro il Termoli che ha illuso la squadra di Mauro Chianese ai playoff sembrava quello definitivo per regalare a L’Aquila l’obiettivo minimo di una stagione partita decisamente sotto altre luci.Resta negli occhi la generosità di un calciatore che non si è mai risparmiato, capace di caricarsi sulle spalle il peso di un attacco che troppo spesso ha vissuto esclusivamente delle sue intuizioni. Diciotto gol non sono bastati a spiccare il volo verso il professionismo diretto, lasciando ai tifosi rossoblù il retrogusto dolciastro di una bellezza fine a se stessa. Un tesoro di reti che brilla nel marasma di una stagione complicata, dove l’unica certezza, da agosto a oggi, ha avuto sempre lo stesso nome e lo stesso istinto per il gol. Ma oggi, a L’Aquila, anche i gol più belli sanno di occasione perduta. Allora non è un caso che la sua prolificità venga letta in chiave di mercato per questo ci sarebbe già l’interesse di diversi club, d’altronde si tratta di un profilo che non può non entrare nei radar delle categorie superiori che sono intenzionate ad ampliare il proprio reparto offensivo.

L’Aquila Calcio chiude il proprio campionato consapevole di aver vissuto una stagione complessa fatta colpi di scena, rincorse, speranze riaccese e occasioni non sfruttate. Una stagione che pesa soprattutto per una piazza che per storia e ambizione punta sempre in alto . I vari scossoni, qualche passaggio a vuoto , l’aver mancato i momenti decisivi hanno trasformato la corsa alla vittoria in un percorso ad ostacoli. Adesso a giochi fermi bisogna creare le basi per un futuro in cui ritrovare gioco entusiasmo e fiducia . Occorre un nuovo punto di partenza per indirizzare da subito il prossimo campionato. Dopo una stagione nata sotto altre stelle e naufragata in un anonimato che fa male inutile girarci intorno. L‘ ultima annata va in archivio come la più complicata e per certi versi deludente dell’ultimo triennio in quarta serie. Ma il calcio, si sa, non aspetta i ritardatari e la piazza rossoblù, ferita ma mai doma, chiede a gran voce segnali di vita.Il primo vero scossone potrebbe arrivare dai piani alti. La permanenza della Baiocco Holding appare ora come uno scenario incerto: l’imprenditore romano potrebbe passare la mano, lasciando quel 49% di quote societarie che ora attende nuovi compagni di viaggio per la holding rossoblù per garantire quella solidità finanziaria che fa da sfondo all’ambizione collettiva.Un vuoto di potere, o meglio di partecipazione, che va colmato in fretta per non perdere il treno della programmazione.Tuttavia, il tassello fondamentale per la ricostruzione tecnica è quello del Direttore Sportivo. La poltrona è vacante, ma uno dei nomi che sta scaldando i motori nelle ultime ore è di quelli “pesanti”: Fabio Lupo. Dirigente di lungo corso, pescarese di nascita ma con un curriculum che parla di piazze prestigiose come Palermo, Spal, Venezia e Cosenza, oltre all’esperienza con il Teramo. Un profilo di categoria superiore che porterebbe quel briciolo di pragmatismo e conoscenza del mercato che è mancato nell’ultima stagione.Ma attenzione, perché a L’Aquila la partecipazione è un dogma. La società starebbe infatti pensando a una sorta di “casting condiviso”: un sondaggio rivolto a una base della tifoseria per sondare il gradimento sui profili individuati. Il nome di Lupo, dunque, potrebbe essere il capofila di una lista più ampia, una rosa di candidati tra cui scegliere l’uomo della rinascita.Il tempo delle riflessioni sta per scadere, ora serve concretezza e programmazione dettagliata per trovarsi pronti allo start e costruire una squadra in grado di poter contare su quella solidità tecnica e societaria che è l’unica garanzia di continuità e competitività.La piazza aspetta, osserva e, presto, sarà chiamata a dire la sua.

Finisce in terra molisana il sogno post-season de L’Aquila 1927. In un “Cannarsa” ribollente di passione, la formazione rossoblù non va oltre l’1-1 contro un Termoli coriaceo, un risultato che, complici gli altri incroci di giornata condanna i ragazzi di Mauro Chianese all’esclusione definitiva dalla griglia play-off. È un pareggio che sa di beffa, arrivato al tramonto di una gara nervosa, giocata più sui nervi che sulla tecnica.L’avvio è uno shock per la retroguardia aquilana. Passano appena dieci minuti e il Termoli mette la freccia, Tracchia scende sulla fascia con troppa facilità, pennella un cross perfetto per l’inserimento di Galdo che di testa trafigge Michielin sul palo lungo. L’Aquila accusa il colpo e rischia ancora al 21’ sempre sull’asse Tracchia-Galdo ma stavolta la mira dell’attaccante giallorosso è imprecisa.La reazione ospite è affidata all’orgoglio dei singoli. Sparacello ci prova di tacco su invito di Trifelli, poi è Pandolfi a tentare la soluzione dalla distanza ma Iannaccone è attento. Chianese capisce che serve più fisicità e inserisce Touré per Scimia già a metà primo tempo cercando di scuotere i suoi. Proprio allo scadere della prima frazione, Iannaccone compie un autentico miracolo su un “siluro” su punizione del solito Sparacello strozzando in gola l’urlo dei tifosi aquilani giunti in Molise.Nella ripresa il copione non cambia, L’Aquila preme, il Termoli riparte. Touré spreca di testa un cioccolatino di Carella mentre dall’altra parte Michielin tiene in vita i suoi con un intervento prodigioso sul destro a giro di De Risio destinato all’incrocio. Gli ultimi venti minuti sono un assalto all’arma bianca, Di Renzo è sfortunato su deviazione fortuita di Mantini, poi esplodono le proteste per un tocco di mano in area di Magnani apparso ai più solare ma il fischietto di gara lascia proseguire tra le vibranti contestazioni della panchina rossoblù.Al minuto 89, quando le speranze sembrano ridotte al lumicino arriva il pari, sponda aerea di Bellardinelli e zampata sottomisura di Sparacello che fa 1-1 e firma il suo ennesimo sigillo stagionale. Nei cinque minuti di recupero l’assalto è totale ma la lucidità manca e al triplice fischio cala il sipario.Un’annata travagliata, segnata da cambi in panchina e ribaltoni societari si chiude con l’amaro in bocca. L’Aquila resta fuori dai giochi play-off lasciando ai posteri il compito di analizzare cosa non abbia funzionato in una stagione partita con ben altre ambizioni. Ora è tempo di riflessioni per capire da dove ripartire e come restituire alla piazza aquilana quel palcoscenico che il blasone meriterebbe.

L’OSTIAMARE VOLA IN C, CASTELFIDARDO E SAMMAURESE SALUTANO LA CATEGORIA. VOLATA PLAYOFF… IL NOTARESCO SOGNA, I ROSSOBLÙ DI CHIANESE AGGRAPPATI ALL’ULTIMO TURNO.Il verdetto più pesante quello che sposta gli equilibri del calcio laziale e riscrive la geografia della Serie C è arrivato, l’Ostiamare è ufficialmente promossa. Un traguardo aritmetico maturato in un pomeriggio di calcoli e radioline, dove ai lidensi è bastato guardare il risultato del “Gran Sasso d’Italia”. Il pareggio dell’Aquila contro l’Ancona ha infatti consegnato le chiavi del primato alla capolista mettendo fine a una rincorsa durata un intero campionato.Se in vetta si festeggia, in coda si piange. Il Castelfidardo non riesce nell’ultimo miracolo e accompagna la Sammaurese nel baratro della retrocessione diretta in Eccellenza. Per loro i titoli di coda sono già scorsi con una giornata d’anticipo.Ma il Girone F non smette di pulsare soprattutto in zona playoff. Con Ancona, Teramo e Atletico Ascoli già sicure di un posto al sole nella post-season, resta da assegnare l’ultima sedia al tavolo delle grandi. La sfida è un derby a distanza tutto abruzzese tra il Notaresco e L’Aquila.Al momento la classifica sorride ai rossoblù teramani grazie al vantaggio negli scontri diretti, il Notaresco tiene in mano il proprio destino. Se il campionato finisse oggi il tabellone vedrebbe un incandescente Ancona-Notaresco al “Del Conero” e un Teramo-Atletico Ascoli al “Bonolis”.Nulla però, è scolpito nella pietra. Il Teramo di Marco Pomante infatti, mette nel mirino il sorpasso sui dorici nell’ultima curva, sperando in un miglior piazzamento che garantirebbe il fattore campo. Per L’Aquila la missione è una sola, vincere a Termoli e sperare che l’Ancona faccia il suo dovere tra le mura amiche contro il Notaresco.Novanta minuti ancora da vivere col fiato sospeso. Una domenica per cuori forti, dove la tattica lascerà il posto ai nervi e alla fame di gloria. La Serie D non finisce mai di stupire.

Ultimi 90 minuti nel girone F di Serie D in un campionato che non è certo stato avaro di sorprese e colpi di scena. Cala il sipario su possibili sconvolgimenti al vertice, l’Ostiamare si conferma la regina del torneo e brinda il primo posto con la vittoria contro il Termoli e grazie al pari del “Gran Sasso” con L’Aquila che non ha fatto sconti né concessioni, all’Ancona non resta che consolarsi con i play off. Per i rossoblù ulitmo match in terra molisana per scrivere la parola fine ad un campionato difficile e tormentato. Al “Gino Cannarsa” contro il Termoli, L’Aquila 1927 affronta la trentaquattresima giornata con lo scopo di agganciare il treno playoff.È un’Aquila che arriva a questo traguardo ferita nell’orgoglio e con la consapevolezza di una stagione tribolata, segnata da troppi scossoni, avvicendamenti tecnici e un’identità che ha faticato a cristallizzarsi nonostante i guizzi individuali e la forza di un gruppo che ha cercato di trovare la quadra in un contesto difficile e intricato.Il campo di Termoli storicamente ostico e battagliero, farà da cornice a una sfida che per la graduatoria conta ormai poco ma che per la maglia pesa come sempre. Ci si aspetta una prova d’orgoglio da parte dei vari Sparacello e De Grazia chiamati a onorare i colori della città nell’ultimo sforzo stagionale. La tifoseria che non ha mai fatto mancare il proprio calore nonostante le amarezze osserva con l’occhio già rivolto a ciò che accadrà da dopo la sfida.Perché se è vero che a Termoli si gioca l’ultima curva, è dietro l’angolo che si deciderà il futuro del club. Fischio d’inizio per chiudere dunque una stagione ormai conclusa in attesa che cali il silenzio del campo e si alzi il volume della programmazione.

Un pareggio a reti bianche che sa di verdetto definitivo. Al “Gran Sasso-Italo Acconcia” L’Aquila e Ancona si dividono la posta in palio in un match contratto, spigoloso e avaro di vere fiammate, lasciando di fatto il via libera all’Ostiamare che può festeggiare il traguardo promozione. Una sfida tra due grandi deluse che nonostante l’impegno profuso, non sono riuscite a graffiare in una 33esima giornata dominata più dalla tensione che dallo spettacolo.L’avvio è di marca dorica. All’8′ l’episodio che fa discutere, Rovinelli va giù in area dopo un contatto con Tavcar, l’Ancona reclama a gran voce il penalty ma il direttore di gara lascia correre tra le proteste degli ospiti. L’Aquila prova a scuotersi e al 16′ trova anche la via della rete con Carella ma l’urlo del pubblico rossoblù viene strozzato in gola dalla segnalazione dell’assistente, fuorigioco e gol annullato.Il finale di frazione regala i brividi maggiori. Al 45′ Pandolfi scarica una conclusione potente che trova la deviazione provvidenziale di Salvati in angolo. Qualche istante dopo è ancora l’Ancona a rendersi pericolosa con un colpo di testa di Rovinelli che sibila sopra la traversa. Dopo tre minuti di recupero le squadre vanno al riposo su un equilibrio sostanziale e pochi sussulti.Nella ripresa il copione non cambia. I ritmi restano compassati e le occasioni non trovano spazi concreti. Bisogna attendere lo scoccare del 45′ per l’azione più nitida, Sparacello si ritrova la palla buona in posizione favorevole ma la mira è imprecisa e la sfera decolla sopra i legni. Sul ribaltamento di fronte l’Ancona risponde con Babbi ma la sua conclusione finisce larga senza inquadrare lo specchio difeso da Michielin.Dopo cinque minuti di extra-time, il triplice fischio sancisce uno 0-0 specchio fedele di una partita povera di emozioni che scrive la parola fine sulle ambizioni di rimonta doriche e lancia ufficialmente i titoli di coda sul campionato. Per L’Aquila resta il rammarico di non aver chiuso in bellezza davanti ai propri tifosi una stagione vissuta costantemente sulle montagne russe.